Giovedì, 21 Settembre 2017
Unitelsardegna Logo
Piattaforma didattica >>
 

Massimo Pittau Lungo studio, grande amore. Un nuovo vocabolario sardo

Pubblicazione: 
Mercoledì, 10 Giugno, 2015 - 11:06

 

Impressiona la misura del tempo che Massimo Pittau, autore del “Nuovo vocabolario della lingua sarda” (Domus de Janas, 2014, 2 volumi, € 80), esibisce, ricordando d'aver iniziato a studiare linguistica, nel 1941 a Torino, sotto la guida di Matteo Bartoli: più di 70 anni fa.

Anche Paolo Pillonca, che firma la Presentassione del vocabolario, ne è persuaso, tanto che, ammirato di fronte a una ricerca svolta lungo l'arco di sette decenni e « semper sinnada dae su contivizu e dae s'istima pro sa limba de sa terra nadia », lascia per un istante la lingua sarda e cita «il lungo studio e il grande amore» di Dante per l'opera di Virgilio.
« Contivizu », spiega lo stesso Pittau, significa «cura, diligenza, premura»: una forma amorevole di riguardo, una sollecitudine, una sapiente attenzione che l'insigne studioso ha dedicato alla lingua della sua terra, insegnando quanto lo studio possa giovare alla causa delle culture minoritarie insidiate dai processi di una globalizzazione che tende a imporre stili di vita comuni in tutto il mondo e inevitabili semplificazioni linguistiche. La ricerca scientifica, al contrario, valorizza la complessità e la indaga scoprendo i tesori di conoscenza ( su siddadu , dice Pillonca), le articolazioni di pensiero e le visioni del mondo espresse da gruppi etnici anche non numerosi ma, come quello sardo, consapevoli della propria storia millenaria.

Ancora il tempo, dunque. Non più il tempo individuale ma quello collettivo di un ethnos che si sente tale, che si riconosce in se stesso e nei segni incisi dagli antenati nel paesaggio, i nuraghi e le domus de janas : come se li avesse realizzati nostro padre; e noi stessi con lui, da bambini. Tempo immobile, dunque: annullata la distanza che ci separa dal primo abitante di questa terra, dalle prime parole che hanno risuonato nella tersa aria mediterranea della nostra isola. Alcune delle quali continuiamo a usare, attingendole dal sostrato, da una lontana sorgente preromana («lingua sardiana» la chiama Pittau) che le fa rampollare vive e feconde: antichissime, eppure fresche e spendibili oggi.

Poi è cominciata la stupefacente, dolorosa e per molti versi tragica, cavalcata attraverso i secoli delle dominazioni che hanno fatto del popolo Sardo uno fra i precursori della globalizzazione e gli hanno insegnato a parlare “in presenza di tutte le lingue del mondo” allora conosciuto. Per capirlo, si può scorrere l'elenco delle “basi” che Pittau propone nel secondo volume, ciascuna con le relative voci e la corrispondente parola sarda: le basi latine, greche e bizantine, catalane, spagnole. Alle quali, naturalmente, vanno aggiunti tutti gli altri apporti provenienti dai popoli con i quali i Sardi sono entrati in contatto per le ragioni della guerra e dell'amore, del lavoro, dei commerci e dell'avventura, della sottomissione agli accordi internazionali che, da ultimo, hanno legato la Sardegna al Piemonte: e basta, a Cagliari o a Torino, andare a mangiare in una piola , per capirlo.

Il vocabolario di Massimo Pittau si compone di 60000 voci ed è fraseologico ed etimologico. Il dato numerico dice di una ricchezza lessicale significativa per un piccolo popolo tradizionalmente dedito all'agricoltura e alla pastorizia e che quindi necessitava delle parole relative alle attività svolte: con il corredo dei vocaboli necessari a esprimere sentimenti, emozioni e la propria visione del mondo. Per capire meglio, sarà utile pensare che il Dizionario della lingua italiana pubblicato da Tullio de Mauro nel 2000 è composto da 160000 lemmi.

Ma non è sufficiente elencare alfabeticamente le parole e trasportarle da una lingua all'altra: a questo scheletro occorre aggiungere muscoli e nervi per farne un organismo vivo. Ecco dunque il bisogno della fraseologia, che restituisce le espressioni idiomatiche e le locuzioni proprie di una lingua, e dell'etimologia che descrive l'origine e l'evoluzione della parola, ne compila una sorta di scheda storica.

Questo ha fatto Pittau (« Mastru mannu » lo chiama Pillonca) in un ampio lavoro che è necessario consultare se si vuole comprendere meglio il mondo nel quale viviamo.
 

Giuseppe Marci

Da L'Unione Sarda del 10/06/2015