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Placido Cherchi, intellettuale anticonformista

Pubblicazione: 
Mercoledì, 25 Settembre, 2013 - 08:16

 

Placido è partito per un viaggio lontano, inaspettato. Lui che si beffava della vita, questa volta non è andato tra i boschi del Limbara, a Balascia, la campagna vicino a Oschiri, che aveva eletto come suo eremo, il nido che lo cullava coi suoi profumi di lentischio e mirto, i suoi silenzi nelle lunghe giornate trascorse a scrivere. Oltre nove libri, articoli, saggi. Scritti che scandiscono il tempo e che non si contano più. Nato a Oschiri nel 1939, Placido Cherchi, era un po' antropologo un po' storico dell'arte (a Cagliari aveva studiato con Corrado Maltese). Si arrabbiava sempre con chi lo rimproverava di dedicare troppo tempo agli scritti su Ernesto De Martino, suo maestro negli anni in cui l'antropologo tenne cattedra a Cagliari. Profondo, la sua dialettica era piena di pause, la sua scrittura era una ricerca di perfezione, di minuzia e finezze. Aveva esordito da studente universitario con una tesi sul pittore Paul Klee pubblicata nel 1978, e ancora oggi considerato un documento imprescindibile per gli studiosi dell'artista tedesco. Nonostante questo esordio storico-artistico scientificamente ben impostato, gli anni dopo sono segnati da una virata verso gli studi etno-antropologici, i problemi dell'identità e della cultura sarda. Indimenticabili le battaglie portate avanti con La Fondazione Sardinia insieme agli amici sardisti Salvatore Cubeddu, Bachisio Bandinu, Gianfranco Contu. Negli ultimi anni insegnava storia dell'arte nella Facoltà di architettura di Alghero, ma per decenni era stato docente in un Liceo cagliaritano, dove pletore di studenti erano pronte ad ascoltare quella sua loquela insolita, interiore, mai banale. Passava dagli scritti sull'arte a quelle che definiva le «questioni di senso più nevralgiche», gli interessi della prima ora. Aveva firmato numerosi libri. Da Ernesto De Martino , pubblicato con l'editore Liguori, nel 1987, alla più recente La riscrittura oltrepassante , passando per Il signore del limite , Il peso dell'ombra e Il cerchio e l'ellisse del 2010. Placido ha avuto il merito di rivalutare la figura di De Martino, come pensatore, quella di essere andato oltre le levigate superfici dell'apparenza. Anticonformista al frastuono contrapponeva il silenzio, all'azione irruenta l'agire meditato. Lo vogliamo ricordare spensierato e un po' assorto, durante le pedalate in bicicletta lungo le strade cittadine, quando incontrandolo ti salutava da lontano. Proprio in una giornata di fine estate così, senza dire niente, durante una delle sue lunghe passeggiate, Placido è partito. Maria Dolores Picciau

Da L'Unione Sarda del 25/09/2013